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Digital Life 2014: PLAY

di Domenico Cornacchione

Spesso nel nostro blog parliamo di piccole mostre, di autori sconosciuti o emergenti, di dimenticati musei di periferia o di provincia, parliamo di piccolissimi segnali di un fermento culturale nuovo e autonomo, che si muove fuori dai grandi circuiti dell’arte e che sono puntualmente ignorati. Parliamo di realtà fuori da ogni logica di mercato e che esprimono un’energia positiva che raramente, ormai, si trova nelle grandi mostre d’arte contemporanea, che spesso muovono più soldi che idee. Questa volta, invece, abbiamo scelto di parlarvi di tutto l’opposto, vogliamo parlarvi di Digital Life 2014: PLAY, la mostra del momento, la quinta edizione della rassegna dedicata alle connessioni fra le nuove tecnologie e i linguaggi artistici contemporanei, e quest’anno soprattutto alla musica e agli strumenti musicali d’artista.

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La Pelanda – Centro di Produzione Culturale di Roma ospita dieci opere sonore, realizzate grazie alla collaborazione della Fondazione Romaeuropa, della Regione Lazio, di Roma Capitale, dell’Assessorato alla Cultura, della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, del MACRO-Museo d’Arte Contemporanea di Roma e di Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains, prestigioso centro di produzione di arte digitale nel nord della Francia, al quale si aggiunge, da quest’anno, la preziosa collaborazione con BIAN-Biennale International Art Numérique di Montréal, una mostra, insomma, che ha più sponsor che artisti. Inoltre i suoni e le musiche che invadono La Pelanda sono stati trasmessi sulle frequenze di Rai Radio2, media partner di Digital Life, in un evento speciale l’11 ottobre scorso.

IMG_4301 IMG_4344La maggior parte delle dieci opere in mostra sono interattive, dunque innescate dagli spettatori che con i loro movimenti attivano dei sensori che innescano luci e suoni nelle installazioni. Viviamo nel futuro, abbiamo treni velocissimi, aerei che solcano i nostri cieli, cellulari che possono fare di tutto, siamo perfino atterrati sulla luna e comunque ci meravigliamo se al nostro passare si accendono delle luci all’interno di un’installazione artistica. Analizzare quest’aspetto non è lo scopo di quest’articolo, certo è che alcune opere, in particolare quelle che aprono la mostra, ci hanno lasciato dentro un senso d’inquietudine e di diffidenza verso “le macchine” esposte. Altre opere, invece, come Balançoire di Veaceslav Druta, un’altalena sonora appesa a due grandi ruote meccaniche e Le Damassama di Leonore Mercier, anfiteatro di campane tibetane, dotato di una rete di sensori che trasforma il visitatore in un “direttore d’orchestra”, restano in una dimensione di gioco se vogliamo fine a se stessa. Di alto livello, invece, è il lavoro Cyloïd-E di André & Michel Décosterd, si tratta di una scultura sonora cinetica e polifonica, composta da segmenti di tubi metallici dotati di speaker che riproducono i suoni in base ai movimenti rotatori, probabilmente il miglior lavoro della mostra. L’esposizione, comunque, nel suo insieme, raggiunge appena la sufficienza. Una nota che registriamo con piacere è che all’ingresso si può ritirare un piccolo catalogo della mostra compreso nel prezzo del biglietto.

orari:

dalle 16 alle 22, lunedì chiuso

prezzo 7 euro

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