La magia del MAAM

La magia del MAAM 

di Domenico Cornacchione

Sabato 22 aprile 2017 il MAAM (Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz) ha festeggiato i suoi primi cinque anni di vita, e l’ha fatto presentando un catalogo di oltre 900 pagine che raccoglie tutti gli interventi artistici realizzati all’interno di questo strano e misterioso luogo. Il MAAM è un “museo abitato”, l’edificio che lo ospita, in Via Prenestina 913, in piena periferia est di Roma, è stato occupato nel marzo del 2009 inizialmente per dare una casa a oltre 200 persone (circa sessanta famiglie), solo in seguito, nel 2012, grazie alla lungimiranza di Giorgio De Finis, antropologo e artista, e del regista Fabrizio Boni, diventa un vero e proprio museo di arte contemporanea. Le opere degli artisti invitati a esporre iniziano a mischiarsi con gli spazi abitativi, il museo diventa un luogo vivo, condiviso e generatore di energia. Certamente è una delle iniziative artistiche più valide ed espressive realizzate a Roma negli ultimi anni. Quando si entra nel MAAM bisogna abbandonare la classica concezione del “museo”, qui le opere non trovano ricovero, non è un luogo di conservazione e tutela, anzi, qui le opere vivono, invecchiano, si deteriorano, spariscono. Non è un caso che quasi tutta la collezione del MAAM è composta da murales. Qui la Street Art ritrova la sua essenza più vera, risorge, ritorna alle origini. Dopo aver pagato un piccolo “biglietto” d’ingresso, cinque euro a persona che immaginiamo e speriamo vadano agli abitanti del museo, ci siamo addentrati nel labirinto dipinto del MAAM scoprendo tra il guano dei piccioni, anch’essi abitanti del museo, infiniti interventi artistici. Le opere sono davvero tante, quasi impossibile contarle, e completamente inutile chiedersi chi le abbia realizzate, non ci sono nomi (pochissime le opere firmate), ci si deve affidare alla propria conoscenza. All’interno trova spazio anche un piccolo bar. L’effetto finale è molto simile a tanti altri centri sociali, ma quello che qui fa la differenza è la progettualità, averlo identificato con la parola “museo” lo rende immediatamente speciale, perché diverso da qualsiasi altro museo. Unica nota negativa è che non abbiamo potuto acquistare il catalogo, non siamo riusciti nemmeno a vederlo. I ragazzi che ci hanno accolto all’ingresso evidentemente non avevano il permesso di venderlo, immaginiamo per accordi presi con l’editore o con il curatore del museo. In ogni caso è un luogo assolutamente da visitare.

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