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Michele Zaza – Il confine del mio corpo è il confine del mio mondo

di Domenico Cornacchione

La mostra “Michele Zaza – Il confine del mio corpo è il confine del mio mondo”, è un piacevole percorso attraverso l’intera ricerca stilistica dell’artista, si passa dalle immagini delle performance del 1970, alle molte opere fotografiche, passando per alcuni dipinti, arrivando ai progetti e alle installazioni degli ultimi anni.

Un percorso che rende evidente, a nostro avviso, un’involuzione artistica di Zaza, che ci è parso aver perso l’originalità dei primi lavori. Detto questo, l’esposizione resta la migliore tra quelle ospitate in questo periodo alla Galleria D’Arte Moderna di Roma (GNAM) di cui abbiamo già parlato. Michele Zaza (Molfetta, 1948) si è diplomato in scultura con Marino Marini all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel 1971, comincia a utilizzare la fotografia per registrare le azioni messe in atto e la sua prima mostra personale, nel 1972 alla Galleria Il Diaframma di Milano, è composta di sole immagini fotografiche. 1417772876bIl suo lavoro, però, non si limita allo scatto o all’inquadratura: parte dall’idea, dal progetto, poi la costruzione di un set e infine l’esecuzione della foto scattata dall’artista stesso o da un collaboratore. Zaza, quindi, non è un fotografo, ma un vero artista, un’artista che usa la fotografia come mezzo, come materiale. Proprio questa voglia di distinguersi come artista, però, lo ha tradito. A un certo punto inizia a usare la pittura, a ingrandire le stampe fotografiche e a presentarle come fossero quadri, snaturando il suo lavoro e rendendolo banale e concettualmente povero. La mostra, a cura di Angelandreina Rorro, è visitabile fino al 15 febbraio 2015.

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