Fra queste sale (Malandrino)

di Domenico Cornacchione

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Il potere e l’influenza delle grandi gallerie sul sistema dell’arte contemporanea è enorme, sono talmente condizionanti che perfino un’istituzione come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (GNAM) deve cedere il passo e ospitare un progetto puramente speculativo destinato a far aumentare le quotazioni degli artisti coinvolti per garantire alle gallerie che li seguono maggiori entrate economiche. I musei, ormai, sono diventati i principali promotori di una nuova FORMA DI ACCADEMISMO: l’AVANGUARDIA (o presunta tale). In occasione della X Giornata del Contemporaneo la GNAM ospita sei differenti eventi espositivi tutti con un intento speculativo abbastanza evidente. Noi di Colori Urbani siamo andati a curiosare. Tralasciando volutamente cinque dei sei eventi, vogliamo focalizzare la nostra attenzione sul progetto che meno ci ha convinti, quello che vede protagonista Gianni Politi e il suo progetto “Fra queste sale (Malandrino)”. Si tratta di alcune tele di Politi posizionate a “rimpiazzo” di alcune della GNAM, attualmente in prestito o in restauro, aprendo un presunto dialogo tra l’arte contemporanea e la pittura dell’Ottocento. Il sottotitolo “Malandrino” è un riferimento alle memorie infantili dell’artista, così, infatti, lo chiamava suo padre che lo ha scritto in corsivo sotto una sua foto. Di questo, sinceramente, ci interessa poco ma è una delle considerazioni teoriche che la GNAM fa su questa esposizione; evidentemente c’era così poco da dire su questa mostra che ci si è dovuti buttare sul gossip per poter scrivere due righe di presentazione. Il tentativo di dialogo con le opere della Galleria, a nostro avviso, è miseramente fallito. Troppo piccole le tele, troppo povero il loro significato, scontata la tecnica e assente completamente qualsiasi collegamento con le opere dell’800. Le tele di Politi non ne escono per nulla rinforzate da questo confronto forzato, ma, al contrario, ne escono sminuite, intimidite, viene fuori tutta l’ingenuità dell’artista. Il problema è che il giudizio del pubblico nel sistema dell’arte contemporanea conta poco, quello che conta è aver esposto alla GNAM, non importa con quali risultati, tanto poi si può sempre dire che il pubblico non ha capito. Si può dire, quindi, che il vero obiettivo di questa esposizione, far aumentare le quotazioni dell’artista, è stato pienamente raggiunto, a discapito, però, della vera arte di AVANGUARDIA.

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