Vangi al MACRO Testaccio, una pessima mostra!!!

di Domenico Cornacchione

La particolarità di questo blog è che, a differenza degli altri, scriviamo di una mostra solo dopo averla vista di persona. Molti siti che si “occupano” di arte non fanno altro che prendere i vari comunicati stampa e ripubblicarli così come sono, noi no, non lo faremo mai. Altro punto a nostro favore è di presentarci alle mostre come visitatori, in modo da avere una visione pura e non viziata della mostra. Non ci presentiamo mai come autori di questo blog, perché farlo, soprattutto in occasione di piccole mostre di autori poco noti, vorrebbe dire ricevere un trattamento diverso e forse migliore rispetto a un qualsiasi visitatore. Noi valutiamo le mostre che visitiamo sotto tutti i punti di vista, non guardiamo solo la qualità delle opere esposte, ma anche l’allestimento, l’illuminazione, la gentilezza del personale, la sede espositiva e tutti quegli aspetti che spesso fanno la differenza in una mostra. Così, se alla nuova mostra di Giuliano Vangi al MACRO Testaccio di Roma, dobbiamo dare un dieci pieno al personale del museo, gentile, disponibile e educato, dobbiamo, nostro malgrado, bocciare inevitabilmente l’artista e le sue opere che ci sono sembrate di un livello qualitativo molto basso per un autore della sua fama. Appena sufficiente è l’allestimento nel suo insieme, che presenta bellissime pareti colorate al posto delle tradizionali pareti bianche, che vengono, però, oltraggiate da squallide tende di plastica nera che, in alcuni punti, coprono passaggi cui non si può accedere.

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A rendere questa mostra definitivamente brutta ci pensano i testi critici attaccati alle pareti, che, oltre a esporre tesi che a fatica abbiamo riscontrato nelle opere, in alcuni punti presentano lettere attaccate male e ritoccate a penna. Completano il terrificante quadro i terribili cartellini con il titolo delle opere attaccati maldestramente a delle colonne di ferro, residui del vecchio mattatoio. La mostra di Giuliano Vangi è a cura di Gabriele Simongini con l’allestimento progettato da Mario Botta e l’organizzazione dello Studio Copernico di Milano. Vangi è considerato da alcuni critici il più grande scultore figurativo italiano contemporaneo (probabilmente ce ne sono pochissimi di scultori figurativi in Italia), torna a esporre a Roma dopo una lunga assenza. La mostra pone l’accento sulle opere degli ultimi dieci anni, una trentina sono le sculture esposte. Tra le sculture, a nostro avviso, solo tre sono di un buon livello, tutte le altre sono tecnicamente perfette ma povere sia esteticamente sia concettualmente. Gli inserti nelle statue di dentiere, occhi di vetro e gioielli rendono il tutto sgradevole e di cattivo gusto. Conclude la mostra un documentario dedicato a Giuliano Vangi e realizzato da Raffaele Simongini collocato in una sala a parte che a fatica si riesce a individuare e che da l’impressione di essere uno spazio non accessibile, riservato al personale. In conclusione, ci sentiamo di dire, questa è davvero una pessima mostra.

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Un commento su “Vangi al MACRO Testaccio, una pessima mostra!!!

  1. Barbara Monaco il said:

    Stavo cercando altre informazioni su Vangi (che conosco bene per averlo studiato e “frequentato”) e mi sono imbattuta in questa vostra “critica”…mi piacerebbe sapere chi siete, non i vostri nomi, ma le vostre qualifiche, spero che ne abbiate se pensate di avere le competenze necessarie per stroncare così brutalmente un artista del suo livello e della sua grandezza concettuale.

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